GASTONE MOSCI | L’AMBIENTE E’ IL LUOGO DELLO SPIRITO / VIVERE E’ SOGNARE

 

Nei tempi di crisi affiorano spesso sorprendentemente, anche se non sempre  manifeste, forme di ricerca tese a proporre un itinerario d’arte o a costruire un progetto che definisce una situazione dello spirito che si presenta come forza d’urto. Qualcosa che fuoriesce anche dai nostri poteri, dalle nostre sicurezze, ma qualcosa che comunque ci appartiene e che  definisce la nostra realtà.

L’invito a un premio per gli studenti delle Accademie di Belle Arti italiane intorno alla stampa d’arte rimanda al lavoro del torchio a stella e al misterioso mondo dell’incisione, il lavoro che aiuta i giovani a vivere. Il mondo della grafica invita a sognare e a creare immagini, e a costituire un immaginario in continuo movimento. Vivere è sognare, è guardare un orizzonte alto, pensoso e armonizzato di luci.

Urbino è un luogo dello spirito che ha realizzato un’alleanza magica fra la città degli artisti e dei cittadini e il paesaggio circostante che è dono della natura, fra un ambiente umano che va difeso e un territorio di paesaggi e di luci che va amato e promosso.

Chi viene a studiare a Urbino o solo a fare una visita di studio in un laboratorio dell’Accademia di via dei Maceri o nelle aule della Scuola di Grafica di Giro del cassero si rende subito conto che si trova a dover misurare la propria vocazione   d’arte con quanto sta facendo nel luogo della manualità dei torchi e della tipografia, del laboratorio per la serigrafia e delle aule per studiare e dialogare con i docenti. Questo contesto è un ambiente di lavoro severo e di educazione permanente.

Potrei fare l’esempio di un personaggio al quale è stato dedicato, la settimana scorsa (16 e 17 maggio 2014), un meeting al teatro Sanzio di  Urbino: il caso Ivan Graziani (Teramo 6 ottobre 1946 – Novafeltria 1° gennaio 1997), studente e cantante a Urbino, allievo di Leonardo Castellani nella Scuola del Libro, poi anche dell’Accademia di Belle Arti. Per dieci anni a Urbino. Nei primi anni sessanta frequenta la scuola di grafica e incontra alcuni  amici che si dedicano alla musica ed al canto. Nasce inizialmente il complesso “Ivan e i saggi”, che sono Walter Monacchi e Velio Gualazzi, il padre di Raphael; di seguito, la “Anonima Sound” e l’immaginario di Graziani è più impegnativo. Il contesto ha una spinta creativa molto sensibile: Ivan Graziani amplifica la propria cultura e si impone il cantautore. Il mondo abruzzese dialoga con quello urbinate, il lavoro comune si esprime in concerti continui in città, nei bar, nei college, nelle aule universitarie.

Gli artisti-musicanti si definiscono con una identità legata al rock ma mediata dalla cultura rinascimentale. Una canzone, ”Noi non moriremo mai” (1989) rappresenta la malìa della città, l’ansia amara di Volponi, ripresa con “Sale la nebbia ad Urbino…” . Così il testo della canzone: “Sulle colline a disegnare / dove il fiume si incontra con il mare / sull’Adriatico silenzioso / ‘Noi, amico vedremo un mondo / migliore!’ / perché noi / (cavalieri del vento) / non moriremo / (anche nella tempesta) / mai… “.

E va aggiunta la testimonianza di una cultura comune, degli studenti, di quegli anni sessanta a Urbino: “ …il sentire l’alito rinascimentale dell’ambiente avvolgente, dal Mercatale a Valbona, da dove sale la nebbia nera ricordata da Volponi… “, dice il grafico senigalliese Franco Fileri.

Urbino è un luogo di emozioni, di sogni. Ogni studente che si fa prendere dalla bellezza e dai suoi pensieri creativi, può tracciare la sua strada, definire la sua scommessa.

 

Gastone Mosci

Università degli Studi di Urbino