Sabato 7 luglio 2007 ore 10,30 – nella frazione Campo

Ex-Chiesa San Pietro

Conversazione con dibattito: Quale Montefeltro?

Conduce l’Avv. Gianfranco Sabbatini,

Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro.

Riflessione sulla situazione di separazione.

 

 
 

DOCUMENTO  RISULTANTE

 

Sulla progettata secessione dell’alta Valmarecchia alla provincia di Pesaro e Urbino  

E’ con profondo rammarico che vediamo alcuni comuni della Valmarecchia sollecitare la propria uscita dalla provincia di Pesaro e Urbino.

Sebbene l’ipotesi di distacco del Montefeltro marecchiese dal resto della provincia pesarese e urbinate poggi su solide ragioni geografiche, e a queste ragioni, e alle difficoltà che sono loro sottese, si devono dare certamente delle risposte sul piano dei servizi, delle circoscrizioni, della viabilità, ecc.,  tuttavia ragioni altrettanto solide, basate sul buon senso e sulla continuità storica, ci inducono a credere che l’unità politica della provincia di Pesaro e Urbino, ombra per così dire dell’antico ducato – poi della legazione – di Urbino, meriti di essere preservata.

Da un lato, infatti, sembra che i promotori della secessione inseguano illusioni come la “romagnolità”, che in tempi di globalizzazione è difficile difendere con la piadina, con il Passatore, con le sfumature dialettali erette a monumenti della diversità. A questa “romagnolità” (che ha il retrogusto di certe “antiche” sagre ingegnosamente escogitate dalle proloco nel secondo dopoguerra) sia consentito rispondere con un sorriso: se ci si prefigge la ricerca delle diversità e delle dissomiglianze si trova senza indugio quel che si vuol trovare.

Ma intanto, se l’operazione di distacco avesse seguito, verrebbe alterata una configurazione storica e geografica che affonda nella notte dei tempi e che, a nostro avviso, merita di essere rispettata. L’eventuale uscita dalla regione Marche dei sette comuni dell’alta Valmarecchia porterebbe infatti alla frantumazione di un’unità storica consolidata – il Montefeltro – che si è organizzata quando, in età carolingia, vennero costituiti i comitati. Se San Leo e Verucchio sono separate da un confine regionale, se San Marino è addirittura una serenissima repubblica, la ragione va cercata nella storia. Perché modificare, oggi, confini plurisecolari? Vogliamo mettere tutte le valli nella stessa unità amministrativa? Porre tutti i confini sugli spartiacque o sulla linea di massima corrente dei fiumi? Ma i fiumi e i monti uniscono, anziché dividere, ed è mera ideologia credere che un passo montano o un corso d’acqua siano luoghi “naturalmente” adatti a una frontiera (si potrebbe aggiungere che i confini “naturali”, tipica invenzione del XIX secolo nazionalista, hanno prodotto conseguenze sanguinose quando da “naturali” sono diventati pure “sacri”).

Quanto alla geografia, l’eccentricità di quell’area rispetto alla regione Marche è sotto gli occhi di tutti, ma di casi analoghi è pieno il mondo. Razionalizzare le distanze dal capoluogo? Ma allora Saludecio è più vicina a Pesaro che a Rimini, Faenza è più vicina a Forlì che a Ravenna, Pietrasanta più vicina a Massa che a Lucca, ecc. L’ipotesi di una radicale razionalizzazione amministrativa non è nuova (con Napoleone, nel 1811, l’area in questione fu staccata dal dipartimento del Metauro e passata a quello del Rubicone, e contestualmente la bassa valle del Conca – appunto: il cantone di Saludecio – fu staccata dal Rubicone e trasferita al dipartimento del Metauro): si deve però essere consapevoli che mettendo mano a questo cambiamento tutto verrà poi discusso, non solo le molte isole amministrative e i confini frastagliati che vengono dalla storia, ma anche i tanti comuni “inutili” (perché minuscoli) che esistono ovunque in Italia, le troppe province, le stesse regioni che potrebbero essere rifuse nelle macroregioni ipotizzate qualche anno fa dalla Fondazione Agnelli.

Non dubitiamo che un’area geograficamente decentrata come il Montefeltro valmarecchiese viva un disagio geografico reale e meriti dallo Stato e dalla regione Marche un impegno deciso; è giusto – anzi, si è in ritardo – che a quell’area geografica sia dedicata un’attenzione supplementare con l’apertura di delegazioni, di uffici dedicati, magari con il trasferimento degli affari civili e penali nelle competenze del tribunale di Rimini, certamente con la stipula di convenzioni tra le regioni Emilia Romagna e Marche per l’erogazione di servizi sanitari, per il sistema dei trasporti, per l’istruzione, ecc.

Però non sembra incongruo chiedere che l’unità politica della provincia di Pesaro e Urbino venga preservata, che la tradizione storica prevalga su mere questioni di viabilità e di contiguità territoriale, alle quali si devono peraltro dare risposte consistenti sul piano della creatività politica con il decentramento amministrativo e dei servizi.

Ma se si accetta che un municipio si scelga – per così dire – la regione di appartenenza, tutto entra in movimento: ed è noto che avvisaglie in tal senso già si scorgono. Infrangere legami plurisecolari, insomma, può dare il via a smottamenti amministrativi imprevedibili.

 

 

Riccardo Paolo Uguccioni

Gastone Mosci

 Michele Gianotti